Design
10 regole di design
Non sono leggi: sono le dieci cose che, quando mancano, si vedono subito. Dal contenuto prima della forma al giudizio nel mondo reale, con le parole di chi le ha dette meglio di noi.

Le regole del design hanno una brutta fama, perché ogni buon lavoro ne rompe almeno una. Ma c'è una differenza tra romperle e non conoscerle, e si vede a occhio: un lavoro che rompe una regola lo fa in un punto preciso e per una ragione; un lavoro che non la conosce la rompe dappertutto senza volerlo. Queste dieci non sono leggi. Sono le cose che, quando mancano, si notano subito: in un sito, in un menu, in un manifesto, in un'app. Le abbiamo raccolte nel tempo, lavorando, e le abbiamo controllate contro chi le ha dette meglio di noi.
1. Il contenuto viene prima
Jeffrey Zeldman, uno dei fondatori del web design come mestiere, lo scrisse nel 2008 in una riga che vale un corso intero: il contenuto precede il design; il design in assenza di contenuto non è design, è decorazione. Un layout fatto con testo finto funziona sempre e non serve a niente, perché il testo vero ha lunghezze, ritmi e priorità che il finto non ha. Prima i testi, poi le foto, poi la struttura, poi la forma. Sempre in questo ordine.
2. Una cosa alla volta
Ogni schermo, ogni pagina, ogni manifesto dovrebbe rispondere a una domanda: cosa deve vedere per primo chi guarda? Poi per secondo, poi per terzo. Questa è la gerarchia, ed è la regola che più spesso manca: quando tutto è grande, niente è grande; quando tre bottoni chiedono la stessa attenzione, nessuno la ottiene. Un titolo, un'azione, un'immagine: il resto viene dopo, più piccolo, più chiaro, più lontano.
3. Allinea tutto a una griglia
Josef Müller-Brockmann, che nel 1981 ha scritto il libro definitivo sulle griglie, la descriveva come uno strumento di ordine e di libertà insieme: decide dove stanno le cose, così che chi progetta possa decidere cosa sono. Una griglia non si vede, ma si sente: è la ragione per cui alcune pagine sembrano «a posto» senza che nessuno sappia dire perché. Su schermo la griglia sono le colonne, i margini, i ritmi verticali. Quando manca, l'occhio lo sa prima della testa.
4. La tipografia è il novantacinque per cento
Nel 2006 Oliver Reichenstein, fondatore dello studio iA, scrisse che il web design è tipografia al novantacinque per cento, perché il novantacinque per cento delle informazioni sul web è testo scritto. Quasi vent'anni dopo, con i video e le immagini ovunque, la proporzione è cambiata meno di quanto sembri: si legge ancora. Un carattere scelto bene, una misura di riga tra i cinquanta e i settantacinque caratteri, un'interlinea che respira, una scala di corpi decisa una volta sola: fanno più di qualsiasi effetto.
5. Lo spazio bianco lavora
Lo spazio vuoto non è spazio sprecato: è quello che permette a tutto il resto di essere visto. Il margine intorno a un titolo lo rende importante; l'aria tra due sezioni dice che sono due cose diverse; il bianco in una pagina è la pausa in una frase. Chi teme il vuoto lo riempie, e riempiendolo abbassa il valore di tutto quello che c'era. Le pagine più care del mondo, quelle dei musei, delle case di moda, dei marchi che non hanno bisogno di gridare, sono quasi vuote.
6. Il contrasto è accessibilità
Il grigio chiaro su bianco è elegante sullo schermo di chi progetta e illeggibile sul telefono di chiunque altro, al sole, con gli occhiali sporchi. Le linee guida per l'accessibilità del web chiedono un rapporto di contrasto di almeno 4,5 a 1 per il testo normale, e non è una regola burocratica: circa un uomo su dodici ha una forma di daltonismo, tutti invecchiano, e tutti prima o poi leggono in condizioni pessime. Il contrasto è la forma più semplice di rispetto per chi legge, e si misura con uno strumento gratuito.
7. Sistema, non pagine
Un sito con cento pagine progettate una per una è cento occasioni di sbagliare. Un sito con dieci regole e cento pagine che le applicano è una sola. Il sistema sono i colori decisi prima, i corpi decisi prima, gli spazi decisi prima, i componenti che si ripetono uguali. La coerenza non è noia: è quello che permette a chi usa una cosa di imparare come funziona una volta sola. E un sistema si estende, mentre una pagina si rifà.
8. Il movimento ha uno scopo
Un'animazione dice dove è andata una cosa, da dove è arrivata, che qualcosa è successo. Quando non dice niente di questo, è un ritardo. Il movimento buono guida, come una linea per terra che porta a una porta; il movimento cattivo intrattiene per un secondo e stanca per sempre. E rispetta chi non lo vuole: i sistemi operativi permettono di chiedere meno movimento, e una pagina fatta bene ascolta quella richiesta.
9. Meno, ma meglio
Dieter Rams, che ha disegnato per Braun gli oggetti che i telefoni di oggi ancora imitano, ha condensato il suo lavoro in dieci principi, e l'ultimo li riassume tutti: il buon design è il meno design possibile. Weniger, aber besser: meno, ma meglio. Non è il minimalismo come stile; è la disciplina di togliere tutto quello che non serve, finché quello che resta deve esserci. Una sedia degli Eames, l'edificio del Bauhaus, un'interfaccia che si capisce senza istruzioni: sono la stessa idea in materiali diversi.
10. Il design si giudica nel mondo
Non sul monitor calibrato dello studio, ma sul telefono di una persona al sole, con una connessione lenta, mentre cerca un orario. Un menu si giudica in un ristorante con la luce bassa, un cartello si giudica da chi deve trovare la strada, un sito si giudica sui numeri di velocità che misurano quello che le persone provano davvero. Guardare, provare su dispositivi veri, chiedere a chi non sa niente del progetto: è l'unica revisione che conta. Tutto il resto è un'opinione.
Prima di consegnare
Le dieci regole diventano dieci domande, da fare a ogni lavoro prima di mandarlo fuori:
- C'è il testo vero, e il layout è stato provato con quello?
- Cosa si vede per primo? E lo vedono per primo anche gli altri?
- Le cose stanno su una griglia, o dove capitava?
- Il testo si legge bene a lungo: carattere, corpo, misura di riga, interlinea?
- C'è abbastanza aria, o si è riempito tutto per paura del vuoto?
- Il contrasto passa la misura, anche per chi non distingue i colori?
- Le regole sono scritte e valgono per tutte le pagine, o ogni pagina fa da sé?
- Ogni movimento dice qualcosa, e si ferma per chi lo chiede?
- Cosa si può ancora togliere?
- È stato provato su un telefono vero, da una persona che non conosce il progetto?
Quello che resta
Dieci regole, e tutte si possono rompere. Ma prima si conoscono. Quello che resta, alla fine, è un modo di guardare: il contenuto prima, una cosa alla volta, l'ordine sotto, il testo sopra tutto, l'aria intorno, la leggibilità per chiunque, le regole prima delle pagine, il movimento che serve, il togliere, e il mondo come unico giudice. Chi ha questo sguardo può rompere le regole quando vuole, perché sa cosa sta rompendo.
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